Località Altilia - Sepino (CB)

 

 

Telefono e Fax: 0874.790207


Ingresso gratuito

 

Il nome di Sepino, centro situato ai piedi del Matese e aperto sulla valle del fiume Tammaro, deriva probabilmente da saepire (recintare), termine che rimanda alle attività di allevamento transumante che da secoli interessano la regione.

 

La città romana di Saepinum, le cui vestigia sono visitabili in località Altilia, fu costruita non lontano dal sito del preesistente centro fortificato di epoca sannitica, che sorgeva sulla montagna retrostante, detta di “Terravecchia”. L'antico sito fu espugnato dai Romani nel 293 a.C. durante la terza guerra sannitica e in seguito abbandonato dalla popolazione, trasferitasi più a valle. Il luogo scelto dai nuovi dominatori per la costruzione della città era già punto di incontro di due assi stradali: il percorso che in seguito sarebbe divenuto noto come tratturo Pescasseroli-Candela e quello che dal massiccio montuoso del Matese prosegue verso le colline della piana del fiume Tammaro. I magistrati incaricati della fondazione della città utilizzarono parte di questi tracciati per definirne gli assi principali: il decumano e il cardo.

 

Dopo la prima sistemazione urbanistica di II secolo a.C., la massima fioritura del centro si ebbe in età augustea, quando vennero costruiti o restaurati i più importanti edifici e spazi pubblici, tra cui il Foro, la basilica, il macellum e le terme. L’impianto urbano si mantenne vitale almeno fino al IV-V secolo d.C., periodo in cui si ebbe un nuovo fermento edilizio, probabilmente seguito al terremoto che nel 346 aveva duramente colpito Sannio e Campania.

 

A seguito della dissoluzione dell'Impero Romano d'Occidente (476) il territorio subì una forte crisi economica e demografica, che si aggravò a causa delle devastazioni della Guerra Greco-Gotica (535-553), durante la quale l'Impero d'Oriente si contrappose al Regno dei Goti in Italia. Gli edifici principali di Saepinum furono abbandonati e in parte crollarono a causa della mancanza di manutenzione. L'area abitata si restrinse mentre il Foro iniziò a interrarsi e ad essere utilizzato come area sepolcrale.

 

Terminata la breve parentesi di dominio bizantino, nel 667 i nuovi signori della regione, i duchi longobardi di Benevento, cedettero a gruppi di guerrieri Avari che avevano combattuto al loro servizio i diritti di sfruttamento della piana. Più tardi, grazie all'azione dei Benedettini del monastero di Santa Sofia di Benevento, si ebbe una lenta ripresa dell’agricoltura, durata fino alla metà del IX secolo, quando la minaccia delle scorrerie saracene spinse la popolazione a spostarsi più a monte. Nacque così il Castellum Saepini, l’attuale Sepino, luogo più sicuro e difendibile dell'abitato in pianura, che solamente a partire dal tardo medioevo e poi durante l'età moderna sarebbe tornato a nuova vita grazie alla realizzazione di edifici rurali al servizio dell'attività agricola.

 

Gli interventi operati sulle antiche strutture per l'edificazione dei casali rustici, che coronano l'antico teatro occupandone la scaena, circondano il Foro e le strade principali, hanno conferito all'area archeologica il suo suggestivo aspetto attuale.

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